sabato 25 gennaio 2025

YAMA: VIVERLI SUL TAPPETINO PER UNA PRATICA PIU' CONSAPEVOLE


Afferma B.K.S. Iyengar in “Teoria e pratica dello Yoga” : 
“Senza stabili fondamenta una casa non può reggersi. Senza la pratica dei principi di yama e niyama, che pongono stabili fondamenta alla formazione del carattere, non può esistere una personalità completa. La pratica degli asana senza il sostegno di yama e niyama è semplice acrobazia.” 
Questo passo, forse più di altri, mi ha spinto a voler approfondire in primis lo studio di YAMA, primo degli otto rami dell’Ashtanga Yoga descritto da Patanjali negli ‘Yoga Sutra’, e a rapportarlo all’ambito più concreto della pratica yoga: l’esperienza  di Asana.
Amando la traduzione nella pratica di concetti filosofici (e nello specifico la trasposizione nella pratica sul tappetino), approfondire lo studio di Yama mi ha fornito anche l’occasione  per comprendere meglio cosa sia davvero yoga (e cosa non lo è). 
Patanjali d’altronde ce lo rammenta fin da subito: se nel secondo sutra del Samadhi Pada egli definisce lo yoga come ‘la sospensione delle fluttuazioni della mente’ (yogas citta vrtti nirhodah), nel dodicesimo sutra dello stesso libro ci spiega che la ‘nirodhizzazione’ delle vritti si ottiene per mezzo di una pratica continua (abhyasa) e per mezzo del distacco, dell’assenza di desideri (vairagya). 
Ma come si traduce questo 'distacco' nella nostra pratica giornaliera? In questo ambito vairagya diventa un distaccarsi dalla forma, dall’obiettivo, è il dissociarsi dall’idea che nella pratica stiamo facendo un esercizio solo fisico e dobbiamo raggiungere una posizione perfetta. 

Yoga Sutra ci invita invece ad esercitare il non attaccamento al corpo, a non idolatrarlo in quanto il corpo rappresenta solo l’aspetto più esteriore di un asana. 
Forse risulta un po’ difficile sostenere questa tesi nell’ambiente dello hatha yoga moderno ed occidentale, perché nella maggior parte dei nostri centri la mentalità e le abitudini sembrano spesso essere diverse. 
Gli studenti di yoga (soprattutto quelli intermedi ed avanzati, e talvolta anche gli insegnanti!) non resistono alla tentazione di vedere gli asana come una sfida. Forse non c’è niente di male in questo perché è sempre necessario mettersi alla prova, non fare di più di quello che si è in grado di fare, ma nemmeno di meno, altrimenti prevale la pigrizia. Tuttavia,  credo sia molto facile cadere nella logica tutta occidentale del ‘fare’: fare la pratica, fare gli asana, fare il pranayama, fare meditazione, fare cinque minuti di sirsasana, ecc.
In una  pratica matura degli asana si dovrebbe forse superare  il concetto del ‘fare’ per chiedersi che cosa ‘fanno’ gli asana per noi: e qui si aprono molte risposte ed anche molti interrogativi.
Praticare gli asana tenendo presente Yama significa non identificarsi con le proprie fluttuazioni mentali, ma porsi in ascolto con la massima onestà ed equanimità possibile: equilibrare il lato destro e il sinistro, la parte anteriore e quella posteriore, la parte volitiva e quella pigra, la parte onesta e quella che vorrebbe ‘rubare’ energia.

Ma cosa e quali sono gli Yama?

Considerati come dei veri e propri principi etici che hanno lo scopo di migliorare il modo di comportarsi del sadhaka, il praticante, verso se stesso e verso gli altri, astenendosi dal compiere azioni nocive, possono essere tradotti anche come ‘astinenze’, ‘astensioni’. 

Sono in tutto cinque: ahimsa, satya, asteya, brahmacharya, aparigraha (la non-violenza, l’attenersi alla Verità, il non desiderare cose altrui, la continenza e l’assenza di desiderio di possesso). 

Mi piacerà considerarli singolarmente, tracciando per ognuno una sintesi generale, contestualizzandone i significati della tradizione, rapportandoli al nostro mondo di vivere quotidiano per poi, in un momento successivo, rapportarli alla pratica sul tappetino. 

Che è dove mi interessa più portarli ora.. 😉

martedì 17 dicembre 2024

OM



OM... è il mantra per eccellenza, il "Bija mantra"
I mantra sono suoni a servizio della mente: MAN = mente, TRA= proteggere, liberare.
Da cosa libera e protegge il mantra? Dall'accavallarsi continuo e ripetuto di pensieri e desideri che finiscono con l'appesantire la nostra mente e produrre stress.
La vibrazione prodotta del suono OM ha un effetto calmante sul sistema nervoso.
La frequenza di questo mantra è 432 Hz, la stessa che ritroviamo in qualunque cosa nella natura, ecco perchè pronunciare questo mantra ci connette fisicamente e simbolicamente a tutti gli esseri dell'universo.
Dalla tradizione yogica è considerato il "suono primordiale": si pensa che prima della creazione della materia ci fosse questo suono e che per questo motivo racchiuda in se tutte le energie che hanno permesso la formazione dell'universo.

Personalmente trovo questa versione "cantata" del mantra estremamente utile a rilassarsi e a liberare la mente... buon ascolto.

giovedì 14 novembre 2024

I GUERRIERI nello YOGA




In uno dei miei post precedenti dicevo dell’importanza di dedicare gentilezza verso noi stessi, verso il nostro corpo, ascoltandone i suggerimenti durante la pratica yoga. Tale gentilezza non va certo confusa con la passività.. Nello yoga vi sono  alcune posture (asana) in particolare che oltre ad apportare notevoli benefici fisici hanno anche l’effetto di vivificare la nostra determinazione e un poco anche la nostra fierezza. Sto parlando della serie dei “guerrieri”: Virabhadrasana 1, 2, 3 e Viparita Virabhadrasana (il guerriero inverso).

Personalmente inserisco quasi sempre queste posizioni nella mia pratica quotidiana… innanzitutto perché mi piacciono molto e poi perché trovo che mi trasmettano vigore, energia e persino po’ di sana fierezza (femminile!) :-) Insomma il guerriero latente in ognuno di noi, con queste posizioni viene evocato, richiamato dal nostro subconscio, dal nostro "sottosuolo" (e parlo di sottosuolo non a caso, come vedremo in seguito).

La figura del Guerriero nello yoga peraltro è molto importante e denso di significato se consideriamo che Arjuna, protagonista della “Bhagavad Gita” assieme a Krishna, è proprio un guerriero. E di fronte alle incertezze e all'angoscia che lo assalgono nel momento incombente della battaglia (dovrà usare la forza persino su familiari ed amici…) sarà proprio Krishna a rammentargli che combattere è il suo dovere, la sua missione su questa terra,  e realizzare la sua natura di combattente significa anche assecondare il piano divino.
Tanto sarebbe da aggiungere e non mi addentro su tutti i  significati simbolici e sui temi di un testo tanto ricco ed importante...
Ma guerriero è anche Virabhadra, figura della mitologia induista, nato dalla furia di Shiva (la cui ira è sempre poco raccomandabile) il quale, nell’apprendere della morte della sua Shakti, dalle alture dell'Himalaya presso cui dimora strappa e scaglia verso terra uno dei suoi caratteristici ricci che va a penetrare nel sottosuolo. Ecco però che per volere dello stesso Shiva, da questa ciocca emerge un uomo, Virabhadra, che si dimostrerà un valoroso e temibile combattente.

Le posizioni di Virabhadra che ci ricordano di mantenere attivo e ben presente tutto il corpo,
possono così anche raccontarci di un mito oltrechè infonderci fierezza e determinazione.

E questa la sequenza che mi piace eseguire e proporre ricordando anche il significato delle singole asana:

Virabhadrasana 1: "Il guerriero si erge dal suolo"














Virabhadrasana 2: "Il guerriero sguaina la spada e mira al suo obiettivo"















Viparita Virabhadrasana: "il guerriero carica il colpo chiamando a raccolta la propria forza"














Virabhadrasana 3: "il guerriero affonda il colpo"













lunedì 7 ottobre 2024

L'ALBERO DELLO YOGA

Lo Yoga paragona gli esseri umani agli alberi. Gli alberi possiedono l’energia della terra e del cielo.

Le radici degli alberi raggiungono le profondità di nostra madre terra, ne assorbono la sapienza e l’energia vitale, i loro rami si protendono alti verso la luce, trasformando quell’energia in forza creativa.

Questi insegnanti delle foreste mostrano agli uomini come equilibrare le energie maschili e femminili presenti in ognuno.

Tramite il loro esempio possiamo imparare a dare e a ricevere.

Gli alberi sono fermamente radicati nella terra e si protendono verso il cielo con i rami, mostrando agli esseri umani come essere ponti tra i mondi sensibili e ultrasensibili.



lunedì 30 settembre 2024

YOGA PER ME


Che cos’è quello spazio che si crea sul tappetino durante una pratica? Per me è entrare in un tempio, ritrovare l’unione (yoga), la connessione con la mia essenza. Non occorre necessariamente farlo mettendosi a testa in giù o assumendo posizioni complicate, a quelle ci si può avvicinare con il tempo e con dolcezza quando il nostro corpo vorrà sentirsi ancora più sciolto e si sentirà curioso di sperimentare ulteriormente. Anche pochi gesti, posizioni semplici ma tenute con presenza, ci possono condurre all’unione, allo yoga. Presenza, ascolto, una mente calma se non silente. Meditazione in movimento.. meditazione nella staticità.. Presenza, essenza.
Questo è lo yoga per me.

lunedì 2 settembre 2024

YOGA IS MY BEST FRIEND



Oggi riprendo Yoga. Questa sera lezione promozionale al centro e questo basta per riconciliarmi con il mio "vecchio" e prezioso amico. Come in un rapporto di amicizia consolidato ci sono talvolta dei periodi di silenzio e di allontanamento che non pregiudicano però il legame.
A volte anzi ho proprio bisogno di staccare, di allentare la presa, di interrompere la routine (sì sembra proprio che parli di un rapporto sentimentale!)  per poi vivacizzare e rinnovare un rapporto.
Così rieccomi, istruttrice e yogini sempre in divenire, desiderosa di trasmettere la mia passione ed il mio entusiasmo per questa disciplina.

A stasera amico mio!