Sutra II,36: Satyapratisthayam kriyaphalasrayatvam. ‘Una volta che lo stato di verità è stato permanentemente stabilito, tutto quel che si dice si realizzerà perché si dice solo quel che è vero.’
Il secondo degli Yama, SATYA, viene comunemente tradotto come ‘Verità’. La parola sanscrita ha in sé un significato molto profondo. Infatti la radice ‘sa’ significa ‘vera essenza’, ‘vera natura’, mentre ‘ya’ sta per ‘essere’ (= incarnare la verità). Il sanscrito è una lingua vibrazionale, quindi una parola è molto di più di un’etichetta, racchiudendo l’essenza stessa della parola. In fede a ciò, la parola ‘sat’ assume il significato di ‘immutabile’, ‘senza distorsioni’.
Vivere secondo il principio di Satya significa sia vivere in armonia con la nostra vera essenza, ma anche imparare a vedere la realtà senza distorsioni. Non è quindi un comandamento, non è semplicemente ‘non mentire’. Il percorso dello hatha yoga ci porta sempre a considerare la relazione col corpo e con la nostra verità esistenziale.
Sovente ci identifichiamo con i nostri pensieri, con le nostre emozioni oppure ci identifichiamo con l’idea che gli altri hanno di noi, dimenticandoci di chi siamo realmente.
Vivere con onestà nei propri confronti significa prendere atto delle emozioni che stiamo vivendo, senza identificarci con esse. E’ normale sentirsi arrabbiati, frustrati, tristi… anche quando noi proviamo determinate sensazioni, ricordiamoci che noi non siamo l’emozione. Le emozioni, così come i pensieri, sono mutabili, cambiano. Ciò che rimane immutabile nel tempo è la nostra essenza (l’atman).
Integrare la verità nella nostra vita significa prendere coscienza di chi siamo e smettere di adeguarci a un ruolo, di seguire uno schema mentale imposto dall’esterno. Significa cominciare a vivere la nostra vita, senza preoccuparci del giudizio o opinioni altrui. Significa anche rallentare, fare spazio all’interno della nostra mente.
Una volta che abbiamo imparato ad essere onesti con noi stessi, possiamo estendere la verità nelle relazioni con gli altri.
L’onestà è alla base di ogni relazione sana, forte e stabile. Essere sinceri con il prossimo ha diverse sfaccettature. Innanzitutto significa essere trasparenti e mostrare la nostra vera natura.
Significa anche non mentire all’altra persona, non storpiare l’accaduto, ma limitarsi a riportare i fatti accaduti. Su questo punto però bisogna chiarire che dire la verità è necessario solo quando non si arreca danno all’altro (in caso contrario si andrebbe in contrasto con Ahimsa) . Qualora essere onesti possa urtare o ferire l’altro, allora è preferibile agire con compassione e non fare/dire nulla.
Portare più verità nella nostra vita è un modo per vivere meglio non solo le relazioni con gli altri, ma anche e soprattutto è un modo per instaurare una relazione più sana con noi stessi.
Satya nell’approccio alla pratica yoga
Il principio di verità può essere esteso anche alla pratica di Yoga. Spesso quando pratichiamo ci lasciamo travolgere dall’Ego, per cui diventa più importante l’esecuzione di una determinata posizione fisica piuttosto che il rispetto del nostro corpo e dei nostri limiti.
Nello Yoga non esiste competizione e il punto di arrivo non è l’esecuzione perfetta dell’asana. Il punto di arrivo, semmai, è la scoperta del nostro Sè, che avviene anche attraverso il corpo. Così come non dobbiamo usare violenza (himsa) durante la pratica, forzando il nostro corpo a rimanere in una determinata posizione, non dobbiamo neanche mentire a noi stessi. Quando una posizione è particolarmente difficile e dolorosa, facciamo un passo indietro. Proviamo ad allentarla, riconosciamo onestamente e apertamente che quello è il nostro limite.
Di base, anche in questo caso, è importante ascoltare se stessi e chiederci ad esempio se in un determinato momento della nostra giornata il nostro corpo ci richiede una pratica più rilassante o al contrario, ha bisogno di energizzarsi e quindi di dedicarsi ad una pratica più intensa. Ben diverso da questo è il nutrire aspettative, proiettare nel nostro schermo mentale l’immagine di una nostra performance ideale, il voler riprodurre a tutti i costi l’asana acrobatica raffigurata in una rivista o catturata sul web (magari sul profilo Instagram di un’avvenente e snodatissima fanciulla!). Torniamo ‘a noi’ in questo caso, alla nostra verità nel momento presente e a come ci sentiamo davvero, senza proiezioni.
Ma se il sovraccaricarsi di aspettative è nocivo e annulla i benefici della pratica anche il sottostimarci è errato. Quando ci consideriamo ‘principianti’ e continuiamo a ripetercelo (atteggiamento pertanto lodevole se questo ci porta ad assumere sempre un atteggiamento di umiltà e di disposizione all’apprendimento) stiamo però attenti a non cullarci nell’idea di non progredire mai e di non metterci mai alla prova per pigrizia, preferendo rimanere sempre in una zona ‘comfort’ di sicurezza e di abitudine. Anche in questo caso non siamo totalmente onesti con noi stessi perché magari potremmo fare di più, ma abbiamo paura di sondare territori inesplorati e magari incorrere in delusioni (altre proiezioni mentali).
Ansia da prestazione o al contrario senso di orgoglio per essere ‘più bravi’ coinvolgono nuovamente l’Ego e il suo atteggiamento giudicante, mentre quando si è veramente concentrati e la mente è focalizzata su quello che si sta facendo, non rimane spazio, nè tempo, nè voglia, per fare paragoni con altri o proiettare immagini di un nostro io ideale quanto fallace, non veritiero.
Non ci sarà allora frustrazione, nè senso di inadeguatezza, nè esaltazione dell’ego, e ogni piccolo miglioramento, ci riempirà di gioia come fosse una grande conquista, e di fatto lo è, perché sono i più piccoli cambiamenti che costruiscono i più grandi risultati.
Alcuni spunti per una pratica dedicata a Satya
Per una pratica dedicata a Satya proporrei uno schema che tenesse conto di questi elementi:
- Premessa e introduzione teorica: una breve introduzione / spiegazione dello yama Satya
- Inviterei a porre attenzione alla propria interiorità, al proprio stato d’animo e a focalizzare l’attenzione sulle reazioni, fisiche ed emotive, causate dalla tenuta di un asana. Richiamerei frequentemente alla presenza e ad una osservazione onesta di sé.
- Lavorerei in particolare con i piegamenti in avanti che hanno un particolare effetto sul sistema nervoso e aiutano a placare l’attività compulsiva della mente. Andare ‘in chiusura’ verso noi stessi (pensiamo alla posizione di Paschimottanasana) portando in connessione la parte superiore del corpo con quella inferiore significa anche portare a contatto i chakra superiori con quelli inferiori, la nostra parte più spirituale con quella più materiale e ci da l’occasione per entrare in contatto con il nostro bambino interiore, con il centro della nostra energia emotiva.
Personalmente trovo le posizioni di flessione in avanti molto favorevoli alla centratura in noi stessi, all’ascolto della nostra voce interiore più profonda. Chinare il capo inoltre ha anche la valenza simbolica di abbandonare ciò che non ci appartiene per ricercare la nostra autenticità.
- Lavorerei anche su posizioni che vadano a stimolare il 5° chakra e jalandhara bandha.
Vishuddha che significa purificazione, è la sede della comunicazione; stimolare questo chakra e liberare la sua energia ci consente di esprimere la nostra verità con le parole e con le azioni.
- In conclusione: Mudra del ‘Sat Kriya’ (o Kali mudra) e mantra SAT NAM.
Un gesto semplice ma molto potente che favorisce l’eliminazione di tutto ciò che non serve più e purifica corpo, mente ed emozioni da tossine, impurità, stati d’animo e pensieri che semplicemente appesantiscono il nostro essere.
Per le donne: intrecciare le dita tenendo stesi gli indici e incrociando il pollice sinistro sul destro.
Per gli uomini: invertire la posizione delle dita, sempre gli indici sono stesi e a contatto. Il pollice destro si incrocia sul sinistro.
‘Siedi sui talloni e allunga le braccia sopra la testa, pronuncia mentalmente o a voce alta il mantra ‘Sat Nam’ più volte (inspira su ‘Sat’, espira su’ Nam’). Lascia andare e permetti al flusso della gioia di scorrere liberamente dentro di te, ascolta la tua verità interiore..’
SAT NAM … Agisco ‘nel nome della Verità’..


