martedì 29 aprile 2025

ASTEYA

Sutra II,37: Asteyapratisthayam sarvaratnopasthanam. ‘Quando l'onestà è ben consolidata, ogni genere di gemma si presenta spontaneamente di fronte allo yogi’. 


ASTEYA, il terzo dei 5 principi di Yama, letteralmente significa ‘non rubare’, tuttavia il significato di questo precetto va al di là della semplice appropriazione indebita di qualcosa che non ci appartiene. Infatti, il termine si riferisce anche a non desiderare di appropriarsi di cose altrui. Il desiderio di appropriazione diventa spesso la causa principale della nostra sofferenza. Quando le cose  (o le persone!) diventano oggetto del nostro desiderio di possesso,  sviluppiamo senso di attaccamento e aspettative che ci distolgono da ciò che conta realmente: l’accettazione incondizionata del Sé, la consapevolezza della sua pienezza e della sua integrità. 

In questo senso Asteya significa quindi essere grati per ciò che siamo veramente, senza caricarci di ruoli culturalmente imposti, e accettare gli altri per quello che sono, senza desiderare di cambiarli per adattarli alla nostra visione della vita o a un ruolo imposto dalla società.

Ma in quali altri modi, più o meno inconsapevolmente, ‘sottraiamo’, ‘rubiamo’ agli altri e a noi stessi?

Sottraiamo la vita all’animale quando ce ne cibiamo, sottraiamo risorse alla Terra quando la sfruttiamo all’eccesso, la disboschiamo, la inquiniamo... (e qui Asteya va di pari passo con Ahimsa opponendosi ad un consumismo smodato e alla mancanza di rispetto ambientale).

Sottraiamo energia agli altri quando richiediamo la loro costante attenzione (diventando veri e propri ‘vampiri energetici’) o quando riversiamo all’esterno i nostri malumori influenzando anche lo stato d’animo di chi ci è vicino.

Sottraiamo energia al nostro corpo quando lo sottoponiamo a diete ferree poco salutari o ad esercizi fisici di estrema intensità inseguendo modelli fisici imposti dall’esterno di noi.

La derubiamo a noi stessi quando diventiamo preda di costante preoccupazione e ansia, sempre rivolti ad un futuro che ancora non esiste, privandoci dello spazio per godere della pienezza del momento presente, della pace e della gioia che potremmo esperire non turbati da “agitazioni mentali’.

Derubiamo energia e salute a noi stessi anche ogni qualvolta il nostro sguardo si rivolge al di fuori di noi per desiderare, magari con invidia, ciò che non ci appartiene (un particolare status sociale, beni di lusso, un aspetto da copertina...) volendo emulare modelli ideali di vita e alimentando l’idea che ‘l’erba del vicino è sempre più verde’.

E’ una forma di furto anche il plagio, l’utilizzo improprio o senza permesso delle conoscenze e del sapere di altre persone...   

Come si può vedere i casi in cui diventiamo possibili artefici di ‘furto’ sono molteplici e non così estranei alla nostra quotidianità. Anche in questo caso Patanjali ci esorta ad osservare con cura i nostri comportamenti e a vivere una vita più in linea con i principi dello yoga, accontentandoci di ciò che possediamo, conducendo una vita senza eccessi e coltivando la gratitudine e la presenza. 

Yogasutra ci insegna infatti che quando impariamo a mettere in pratica Asteya, potremo in modo naturale fare l’esperienza dell’abbondanza e ricevere dalla natura il meglio di ogni cosa. 

Rafforzando il senso morale attraverso l’osservazione dei nostri pensieri, sentimenti, emozioni, evitando di macchiare la coscienza anche con le forme più sottili di appropriazione indebita, otteniamo la chiave di svolta per la trasformazione, ed è allora che ‘tutti i gioielli ed i tesori si presentano allo Yogi’.


Asteya nell’approccio alla pratica yoga

Se Asteya ci conduce a coltivare l’intenzione di essere onesti nella relazione con la vita che ci circonda, ad accettare ciò che siamo, nella pratica dell’hatha yoga ciò si traduce primariamente nel vedere la bellezza del nostro corpo così com’è, dato che anch’esso è espressione della natura e di quell’energia primordiale che vive in noi.  Applichiamo Asteya, l'onestà nel saper accettare veramente quello che si è, ricercando la Verità dentro di noi. Lo sguardo in questo caso è rivolto alla nostra interiorità, concentrato, e non si lascia distrarre dagli stimoli esterni. 

Quando durante la nostra pratica volgiamo lo sguardo al di fuori di noi spesso perdiamo questa concentrazione, ma cosa ancora più grave, finiamo per confrontarci con gli altri e a cadere nella trappola dell’emulazione. Ecco che in questo senso praticare insieme ad altri, comporta anche degli ostacoli, che se non ponderati bene, rischiano di allontanarci dallo spirito dello yoga.

Forse dovuto all’educazione scolastica che abbiamo ricevuto, più o meno tutti abbiamo la sensazione di dover ‘essere bravi’ per ottenere qualche risultato, è quindi troppo facile lasciarsi prendere dalla tensione di voler far subito tutto e bene. In questo caso è fondamentale ricordarsi che lo yoga anche nella sua parte più fisica della pratica degli asana, è un processo in costante divenire e per superare certe limitazioni e tensioni che si sono magari formate in tanti anni, è indispensabile procedere in modo progressivo e rispettoso delle caratteristiche individuali. 

La tendenza a guardare e a paragonarsi ad altri è dannosa e se nello sport può avere un senso, nella pratica dello yoga la competizione non dovrebbe trovare posto, perchè porta a vivere una contraddizione che conduce molto distante dall’essenza stessa di questa disciplina. 

Per contro, esiste un altro aspetto da considerare indesiderabile ai fini di una buona pratica: lo scoraggiamento o il senso di inferiorità che a volte deriva quando l’istinto alla competizione è stato frustrato dal paragone con altri o da inutili autocritiche.

Che fare in questo caso? Occorre riportare lo sguardo dall’esterno all’interno di noi, concentrandoci  durante la pratica sul nostro spazio interiore, ascoltando il nostro 

corpo e i suoi messaggi per adeguare ad essi la pratica.

Anche seguire il ritmo del respiro che accompagna i gesti ci aiuta ad accedere alla nostra dimensione più interiore e ad esplorare con curiosità le possibilità, e con rispetto i limiti.

E’ quindi importante anche durante la nostra pratica sul tappetino ‘non desiderare ciò che non ci appartiene’ (la ‘performance’ del vicino di tappetino ad esempio) portando saldamente il nostro sguardo solo alla nostra persona, e in particolare alla nostra interiorità. 


Alcuni spunti per una pratica dedicata ad Asteya

Nel considerare una pratica dedicata ad Asteya mi verrebbe naturale considerare questi elementi:

- Premessa e introduzione teorica: una breve introduzione / spiegazione dello yama Asteya

- Favorirei la presenza e la focalizzazione sul momento presente. Lo sguardo dell’allievo verrebbe ricondotto spesso ad un Drishti, un punto fisso. Attraverso di esso infatti si riesce più facilmente ad ‘isolarsi’ e si può condurre la visione più facilmente verso il proprio mondo interiore. In questo modo è più semplice ascoltare i segnali del corpo, i pensieri, le emozioni e non lasciarsi fuorviare dal paragone con altri. 

- Anche per questo motivo lavorerei soprattutto con le  posizioni di equilibrio: risultano infatti molto utili per monitorare la ‘direzione’ della nostra mente, quando si tende a volgere lo sguardo all’esterno di noi (in quel territorio che non ci dovrebbe appartenere) e cadere nella tentazione di confrontarci con i nostri compagni di pratica. A tal proposito è interessante notare che durante l’esecuzione di una posizione come Vrksasana (l’albero) quando l’ego prende il sopravvento, quando subentra la competizione, il giudizio, il confronto, spesso accade che l’equilibrio diventi più precario. Il corpo in questo caso segue la direzione della mente che lo fa vacillare. Ecco che ancora una volta la vritti, il ‘vortice mentale’ ha l’effetto di fuorviare la nostra consapevolezza. Occorre uno sforzo di concentrazione per ricondurla all’interno di noi e farci accettare l’idea di essere nella posizione più giusta per noi in quel momento.

- Utili per ancorare la consapevolezza nel nostro centro e avvertire la ‘pienezza’ del momento presente anche le posizioni di radicamento, che vanno a lavorare su Muladhara, il 1° chakra. Una volta in equilibrio questo chakra ci fa avvertire pienamente la nostra stabilità, la nostra sicurezza e la fiducia in noi stessi. Senza ricercarla al di fuori di noi.

- Nel non voler rubare energia a una parte del corpo rispetto ad un’altra, sarebbe importante fare attenzione al bilanciamento anche durante lo sforzo, equilibrare il lato anteriore e il lato posteriore, il destro ed il sinistro. In posizioni come Adho Mukha portare l’attenzione ad una distribuzione simmetrica ed equilibrata del peso corporeo..

- Anche ricondurre l’attenzione al respiro favorisce la concentrazione e aiuta a rimanere ancorati al momento presente. Una pratica di pranayama come Nadi Shodana in particolare potrebbe essere molto efficace per bilanciare le nostre opposte energie (maschile e femminile, attiva e passiva) e condurci a quell’equilibrio mentale che non ci fa oscillare pericolosamente al di fuori di noi.

- Mudra per un maggiore equilibrio e gratitudine: Anjali Mudra


Appoggiando le mani unite davanti all’Anahata Chakra, il Chakra del cuore, simboleggia l’armonia tra la parte destra e la parte sinistra, nonché l’equilibrio tra le due parti che si crea proprio nella zona del cuore. La mano destra rappresenta il calore, il giorno, il sole, il futuro, mentre la mano sinistra rappresenta il freddo, la notte, la luna, il passato. Unendole portiamo il nostro corpo, la nostra mente e le nostre energie al qui e ora, al presente. Questo gesto connette anche i due emisferi del nostro cervello. Anjali Mudra è solo in apparenza un gesto semplice. In realtà, è molto importante per prepararsi alla pratica meditativa e/o yogica. È anche un gesto attraverso cui le turbolenze dell’Ego si placano.

- Mantra: SAMPRATI HUM

Particolarmente pregno di significato, trovo che questo mantra riassuma molto bene ciò che coltivando la gratitudine siamo in grado di ottenere:

‘Il momento presente è il mio vero io. Non ho bisogno di altro per essere completo; sono integro adesso. Non ho bisogno che questo momento sia altro da quello che è; è abbastanza adesso. Posso fidarmi di me stesso cercando dentro di me ciò che cerco. Essendo qui ed essendo grato ora, mi sento veramente vivo nel momento presente. Posso apprezzare la gioia di essere semplicemente qui’.


sabato 26 aprile 2025

LE INVERSIONI E I LORO BENEFICI

1. Migliorano la circolazione. Nelle inversioni il flusso sanguigno è anch’esso invertito. Il sangue fluisce più facilmente dalle estremità verso il cuore. Ciò consente di drenare i liquidi dai piedi dando una sensazione di benessere a chi soffre di vene varicose o ne è predisposto. 

2. Aumentano l’apporto di ossigeno al cervello. La forza di gravità consente di rifornire il cervello con una maggiore quantità di ossigeno e sangue potenziando le sue funzioni, la concentrazione, la memoria e la capacità di di analisi. Inoltre ciò concede un po’ di riposo al cuore, sempre impegnato a pompare sangue verso il cervello. 

3. Invertono il processo di invecchiamento. Capovolgendo la direzione della forza di gravità, le inversioni stimolano una sorta di lifting facciale perché i muscoli del viso si “muovono” in un senso che non è quello abituale. Inoltre l’apporto di nutrienti e ossigeno alla pelle produce un effetto smagliante. Lo stesso vale per il cuoio capelluto e per la salute dei capelli. Tanto che c’è chi dice che una pratica costante riduce la comparsa di capelli bianchi.  

4. Potenziano il sistema immunitario. Il sistema linfatico gioca un ruolo chiave nel garantire la salute del nostro organismo: la linfa trasporta le tossine e i batteri destinati ad essere eliminati dai linfonodi. Visto che a farla muovere sono la contrazione dei muscoli e la forza di gravità, stare a testa in giù le permette di viaggiare più facilmente verso l’apparato respiratorio dove risiede la maggior parte delle tossine. 

5. Danno una carica di energia. Quando si ha un momento di calo delle energie durante la giornata, praticare le inversioni può risultare la carta vincente. Le versioni più sfidanti, come Shirshasana o Adho Mukha Vrksasana, fanno fluire una maggiore quantità di sangue al cervello agendo da sveglia per tutto il corpo e pure per le funzioni cognitive. Altro che caffè! 

6. Oppure rilassano. Le versioni più soft delle inversioni come sarvangasana, la classica candela, o Halasana (l’aratro) aiutano a calmare il sistema nervoso attivando il sistema parasimpatico e producendo un senso di calma ed equilibrio. 

7. Migliorano l’autostima. Pensavate che non sareste mai riusciti ad eseguire una posa di inversione e invece ce l’avete fatta? Perfetto: il vostro livello di autostima ha fatto un salto in avanti e sicuramente avrete interiorizzato che non esistono limiti, se non nella vostra mente.  

8. Offrono una diversa prospettiva. Guardare il mondo a testa in giù ha un effetto anche sulla nostra psiche: ci fa capire che non esiste un solo modo per vedere la realtà e un solo modo per reagire. 

9. Rafforzano gli addominali. Per mantenere una posa di inversione per un periodo di tempo prolungato bisogna attivare i muscoli obliqui e il trasverso. Un bell’esercizio che non si vede, ma c’è. 

10. Sono divertenti. E’ un po’ come tornare bambini: provare, cadere, ridere. Anche e soprattutto di se stessi. Le inversioni ci fanno mettere in gioco, senza prenderci troppo sul serio, senza attendersi un risultato. Ci insegnano a lasciare andare.

... e quindi che aspettiamo a metterci a testa in giù?!



sabato 19 aprile 2025

PSOAS: ALLENIAMO IL MUSCOLO DELL’ANIMA


Non tutti conoscono l’importanza del muscolo Psoas, detto anche muscolo Ileopsoas. Dove si trova questo muscolo, innanzitutto? Il muscolo Psoas svolge la funzione fondamentale di collegare le gambe alla colonna vertebrale. Ma il suo ruolo non riguarda soltanto il mantenimento dell’equilibrio e il sostegno della nostra struttura ossea.
Nelle tradizioni orientali lo Psoas è considerato il muscolo dell’anima. Allenare questo muscolo potrebbe aiutarci a superare ansia e paura. Questo muscolo viene spesso definito come il nucleo più profondo del nostro corpo. È importante per il movimento, l’equilibrio strutturale, la funzionalità articolare, la flessibilità e molto altro ancora.

Lo Psoas svolge il ruolo fondamentale di aiutare a mantenere il corpo in posizione verticale. Durante il rilassamento da supini è importante che questo muscolo sia in grado di decontrarsi in modo che il nostro corpo possa rilasciare tutte le tensioni. Gli esercizi di rilassamento che si svolgono sdraiati sulla schiena, tipici dello Yoga, coinvolgono lo Psoas senza che ce ne rendiamo conto e contribuiscono a riconnetterci al momento presente.

Le ricerche in ambito corporeo e spirituale indicano che lo Psoas è vitale per il nostro benessere psicologico oltre che per la salute del nostro corpo a livello fisico. Ad esempio secondo Liz Koch, autrice del libro The Psoas Book, questo muscolo incarna il nostro più profondo desiderio di sopravvivenza e la nostra volontà di prosperare. A suo parere, mantenere sano il muscolo Psoas ha effetti benefici sia a livello fisico che psicologico.

In particolare il buon funzionamento di questo muscolo e la sua posizione corretta durante il rilassamento ci aiuterebbero a superare ansie e paure. La contrattura del muscolo Psoas e problemi alle anche o alla schiena eventualmente correlati ad esso potrebbero impedirci di muoverci nel mondo come vorremmo e potrebbero condurci a rinunciare ad entrare in gioco nelle nostre giornate con la massima energia. Con il passare del tempo la scienza probabilmente avvalorerà sempre più l’importanza di questo muscolo per il nostro benessere fisico e psicologico.

Perché lo Psoas è considerato così importante per rilassarsi e per aiutarci a superare ansie e paure? La motivazione è molto semplice. Questo muscolo non è collegato soltanto alle gambe e alla colonna vertebrale, ma anche al diaframma. Il diaframma è fondamentale per la nostra respirazione, ancor di più quando parliamo di una respirazione calma e profonda. Ed è proprio la capacità di calmare, rallentare e rendere più profondo il respiro che rilassa sia il nostro corpo che la mente.

Ansia e paura spesso si manifestano con una respirazione accelerata. Se Psoas e diaframma funzionano bene e se siamo consapevoli della loro presenza nel nostro corpo, possiamo imparare a sfruttarli a nostro vantaggio. Secondo Liz Koch, questo effetto benefico avviene perché lo Psoas avrebbe un legame diretto con la parte più antica del nostro tronco encefalico e del midollo spinale, chiamata cervello rettile.

Viviamo giornate frenetiche in cui ci sentiamo intrappolati in un contesto di fuga e lotta, come se fossimo ancora uomini primitivi. Siamo sopraffatti dallo stress e dall’agitazione ma possiamo migliorare questa condizione prestando maggiore attenzione alla mobilità del nostro corpo e alla nostra capacità di respirare bene.

La vita è una lotta – è un bene che lo sia per la nostra evoluzione interiore – e prenderci cura del nostro corpo e della nostra mente a partire da esercizi fisici, di respirazione e di rilassamento, è il primo passo per migliorare il nostro modo di affrontare la quotidianità e per non dimenticare il legame che esiste tra il nostro corpo e la nostra mente..

sabato 12 aprile 2025

NATUROPATIA è YOGA e YOGA è NATUROPATIA



Oggi vi voglio raccontare come stanno insieme queste due Vie e perché per me sono centrali in un percorso di benessere consapevole.
Come ormai sempre più persone sanno, la Naturopatia insegna come tenere conto dei ritmi naturali e dei ritmi individuali, per far sì che la vita scorra nel modo più armonioso possibile, e quando si devono affrontare delle sfide, insegna al nostro sistema (fatto di funzioni organiche, pensieri ed emozioni) come reagire e adattarsi nel modo migliore. Addirittura, quando è fattibile, possiamo apprendere come approfittare dei momenti di difficoltà per crescere e cambiare in meglio. La Naturopatia insegna come sostenere la salute e come creare una coerenza interna tale per cui l’individuo diventa il primo autore consapevole della propria esistenza.
Come ormai sempre più persone sanno, il significato etimologico della parola Yoga è “unire”, “unificare”. Lo scopo di questa pratica millenaria, che ha saputo affrontare la sfida del tempo, modificarsi e riproporsi in molti modi diversi (alcuni davvero molto creativi!), è di attivare nell’individuo la capacità di creare un sistema coerente, dove tutte le parti, per quanto differenti fra loro, si armonizzano attorno a un nucleo di consapevolezza, per generare un individuo plastico e meravigliosamente luminoso, capace di sintonizzarsi con i ritmi naturali e cosmici.
Queste due Vie, che ho il profondo piacere di portare nel mio quotidiano da tempo e di proporre a chi mi chiede di fare un percorso insieme, non sono per nulla distanti e possono piuttosto facilmente far parte di un sistema di cura di sé che vale la pena di imparare e praticare.
Certo, la mia cultura è occidentale e mi piacerebbe che gli insegnamenti delle scuole filosofiche greche e della Magna Grecia (come quella dei Pitagorici) fossero ancora fruibili, ma purtroppo non è così, anche se sono certa che avessero un loro “Yoga”, cioè esercizi fisici, respirazioni e meditazione, così come avevano le loro indicazioni alimentari e prescrizioni sulla salute. Devo quindi ringraziare l’India che ci ha fatto il dono di conservare un sistema completo e sufficientemente adattabile da poter essere impiegato con buoni risultati, anche se le radici cultura non sono identiche.
Nella pratica, queste due Vie come possono far parte di un percorso di salute?
Lo Yoga offre il supporto energetico e il sostegno fisico nel movimento, affinché le funzioni fisiologiche si svolgano correttamente; la Naturopatia fornisce il sapere in campo alimentare, nello stile di vita e nell’uso dei rimedi naturali. Il risultato è per forza un sostegno a 360° su ogni parte (mentale, fisica ed emozionale) che si armonizza con le altre e con il mondo che ci circonda.

tratto da:

martedì 1 aprile 2025

PER INIZIARE...





Più ore di sole, temperature miti, il risveglio della natura intorno a noi: l’arrivo della primavera è il momento giusto per ricaricare le energie dopo i rigori dell’inverno. 

Eppure, come tutti i cambi di stagione, può essere un momento problematico per molti. Da un punto di vista fisiologico, l’aumento delle ore di luce e anche dell’intensità dell’irraggiamento solare innesca un aumento della produzione di cortisolo, il famigerato ormone dello stress, che può essere alla base di molti sintomi frequenti in questo periodo: episodi di insonnia, nervosismo, sbalzi di umore, difficoltà di concentrazione e anche un senso di spossatezza fisica e psicologica.

Un ottimo rimedio per combattere lo stress, recuperare le energie e rimettersi in forma è sicuramente praticare lo yoga. Questa antica disciplina, il cui nome in sanscrito significa unione, ha lo scopo di connettere corpo e psiche e utilizza per questo le posizioni, la respirazione e la meditazione.

Dal punto di vista fisico, la pratica dello yoga rinforza muscoli e ossa di tutti i distretti corporei e migliora la flessibilità di articolazioni e tendini. 

Lavorando anche sull’equilibrio corporeo, migliora la postura e la coordinazione, aiutando a risolvere disagi comuni come il mal di schiena. Infine, ha anche effetti positivi sull’apparato cardiocircolatorio: agendo come antistress, contribuisce ad abbassare il battito cardiaco e la pressione sanguigna. 

Ma ci sono numerosi benefici anche dal punto di vista mentale: la respirazione e le posizioni assunte nella pratica inducono il rilassamento, riducono ansia e tensione e aiutano a entrare in uno stato di benessere e concentrazione. L’esercizio costante aiuta la concentrazione e la consapevolezza interiore, aumenta la capacità di gestire le emozioni senza lasciarsi travolgere.
Energia in equilibrio

Lo yoga è perfetto, quindi, per recuperare le energie e far sì che la primavera sia un momento di rinascita fisica e mentale.

La bella stagione è insomma un ottimo momento per cominciare a praticarlo! 😉