lunedì 19 maggio 2025

BRAHMACHARYA

Sutra II,38: ‘Brahmacaryapratisthayam viryalabhah’. ‘Quando il praticante è fermamente stabile nella continenza, conoscenza, vigore, valore ed energia fluiscono in lui’. 

 


Negli Yogasutra di Patanjali, Brahmacharya è il quarto degli Yama.

Letteralmente significa ‘vivere in Dio’, (‘camminare attivamente con la verità assoluta’) anche se spesso viene tradotto come il ‘controllo degli impulsi sessuali’.

‘Sentire il Divino in ogni momento della nostra vita’: la parola Brahmacharya deriva dalla parola sanscrita Brahman, che rappresenta la realtà ultima e la forza divina creatrice dell’universo. Quando attribuiamo al quarto yama il significato di ‘vivere in Dio’, significa cercare di sentire la presenza divina in ogni azione e momento della giornata. Così ogni atto quotidiano diventa un’espressione del divino, un atto sacro che dà nuovo significato e valenza alla nostra vita.

Brahmacharya e la castità: come accennato precedentemente, Brahmacharya è però più spesso associato all’astinenza sessuale. Questo perché, nell’India tradizionale, il brahmacharya rappresenta quella fase dell’esistenza che corrisponde all’apprendistato.

In questa fase il discepolo vive in castità fino a quando rimane nella scuola del Maestro, e la sua vita sessuale comincerà solo da adulto, con l’assunzione del ruolo di capofamiglia.

Per gli asceti, il Brahmacharya rimane associato al significato di castità. Siccome nel cammino spirituale ogni energia deve essere devota alla ricerca della Verità, l’asceta si astiene da ogni rapporto sessuale per non dissipare le sue energie all’esterno.

Ma qual è il significato più pertinente di Brahmacharya nell’epoca moderna?

Per un praticante laico che vive nel mondo moderno, il rispetto del Brahmacharya assume due significati principali.

Il primo è il controllo degli organi di riproduzione, che si traduce nella conduzione di una vita sessuale corretta verso il proprio partner e controllata nei confronti delle altre persone. Tale rispetto si traduce nel non consumare rapporti sessuali al di fuori della coppia, per non creare sofferenze agli altri appagando un desiderio personale. Un tale comportamento non è comunque ammissibile in quanto sarebbe contrario al primo yama, ovvero ahimsa (la non violenza).

Il secondo significato di Brahmacharya è, invece, il più generale controllo degli organi di senso. Il quarto yama ci insegna quindi a non essere schiavi dei nostri sensi, ma a esercitare un sano controllo su di essi. Questo punto è particolarmente importante se pensiamo alla società consumista nella quale viviamo: i nostri sensi sono sempre e costantemente bombardati di immagini e stimoli. Stimoli che, se non gestiti, ci inducono ad un consumo smisurato di beni e risorse. Il consumo irresponsabile (cibo, beni, risorse, ma anche le nostre energie) è sintomo di un vuoto spirituale o emotivo che cerchiamo di colmare. 

Al consumo eccessivo e compulsivo non corrisponderà mai un senso di appagamento permanente, essendo che colmiamo il nostro vuoto con beni effimeri; al contrario seguirà un sentimento di frustrazione e inadeguatezza.

La ricerca ossessiva di beni materiali porta squilibrio anche sul piano delle aspettative: quando vorremmo, ma non possiamo soddisfare questi bisogni indotti, ci sentiamo falliti, esclusi.

Brahmacharya ci invita quindi alla moderazione, a consumare in modo consapevole, a evitare gli eccessi in tutti i campi della nostra vita, alla ricerca dell’equilibrio.

Il consumo consapevole avviene anche a livello energetico: dobbiamo imparare a conservare, proteggere la nostra energia, dedicando tempo quotidiano alla pratica dello Yoga, della meditazione, o di altri riti spirituali che ci connettono con l’energia divina e ci permettono di evolvere.

Inoltre bisogna imparare a usare la nostra energia in modo appropriato. Ovvero non dissiparla in azioni o pensieri inutili o addirittura dannosi per noi o per gli altri, ma usarla per delle cause sublimi e per il bene comune.


Brahmacharya nell’approccio alla pratica yoga

Brahmacharya, nelle sue traduzioni e nei suoi diversi significati trova applicazione nella pratica di asana, arricchendo l’esperienza sul tappetino di un significato importantissimo:

- nel suo significato più letterale di  ‘camminare attivamente con Brahma (la verità essenziale, l’energia divina)’  fa sì che l’esecuzione di asana diventi anche esperienza dello spirito oltre che del corpo e della mente.

Asana, eseguito con consapevolezza della sacralità dell’esperienza e con l’attenzione rivolta alla percezione della propria energia mentale, spirituale e fisica, diventa mezzo che conduce, o perlomeno aiuta, a raggiungere l’ unione, a sperimentare il vero yoga. Eseguire con questa attitudine ad esempio Surya Namaskara (saluto al Sole) o Chandra Namaskara (saluto alla Luna) assume anche il significato di dedicare i nostri movimenti ad un’entità divina, superiore, significa percepire ed onorare le differenti energie (maschile in Surya N. e femminile in Chandra N.) e far sì che il nostro io individuale si rapporti con quello universale. 

Si comprende facilmente che le stesse sequenze, private di quest’accezione così importante o private più semplicemente dell’attenta disamina delle nostre energie interne, non si discosterebbero molto da una qualunque pratica ginnica.

- Nell’accezione di ‘controllo dei sensi’, e di ‘contenimento dell’energia’ anche brahmacharya, come satya ed asteya, ci invita a rivolgere il nostro sguardo interiore verso ciò che accade dentro di noi e non al di fuori mentre pratichiamo. Nel suo invito alla moderazione brahmacharya si riallaccia anche ad ahimsa nel ribadire la necessità di mantenere una posizione stabile e comoda, senza farci prendere dalla bramosia di superare i nostri limiti e forzare il nostro corpo in modo disarmonico, dissipando energia inutilmente.

Imparando a praticare Asana con amorevolezza (ahimsa), verità (satya) e onestà (asteya) senza voler soddisfare il nostro ego, ‘camminiamo con Brahman’ (brahmacharya).


Alcuni spunti per una pratica dedicata a Brahmacharya 

Il controllo dell’energia e la sua risalita è un argomento molto caro allo yoga. Esistono diverse pratiche che agiscono in tal senso, innanzitutto rinforzando la zona pelvica e gli organi adiacenti ed in secondo luogo orientando l’energia verso l’alto. Il chakra di riferimento di queste pratiche è Muladhara chakra. Il perineo, cioè la zona tra l’ano e genitali , funge da sostegno alla parte inferiore del tronco: esso deve garantire solidità e tonicità. Mantenere in tonicità questa fascia muscolare significa non soffrire di prolasso o di incontinenza. 

- I Bandha, chiusure o contrazioni fisiche volontarie che coinvolgono determinati gruppi di muscoli e tendini, risultano molto efficaci per irrobustire, rinforzare, rivitalizzare quelle zone in cui la nostra energia va ad accumularsi maggiormente. Queste chiusure servono a canalizzare e utilizzare nel modo corretto e ottimale il respiro e l’energia pranica ad esso collegata. 

I bandha sono pertanto molto importanti sia nel controllo del respiro, che in specifiche posizioni e meditazioni. Il loro impatto è enorme sia sul sistema fisico, che su quello energetico, mentale, emozionale e spirituale.

In una pratica orientata a sperimentare il controllo della nostra energia i Bandha assumono pertanto un ruolo primario. Ecco perché in una pratica dedicata a brahmacharya farei lavorare sui quattro bandha principali:

La chiusura del collo, o Jalandhara Bandha.

La chiusura del diaframma, o Uddiyana Bandha.

La chiusura della radice, o Mulabandha, che riguarda l’area attorno al pavimento pelvico e il basso addome.

La grande chiusura, o Mahabandha che è composta dalle prime tre.

Naturalmente per familiarizzare l’allievo a questi bandha proporrei una pratica rispettosa anche del principio di ahimsa, prestando attenzione cioè alla moderazione che una pratica che coinvolge l’attivazione di certe energie richiede. Senza eccessive forzature, i bandha potrebbero venire inseriti in esercizi di pranayama oppure coinvolti in alcune posizioni.

- Anche una pratica che metta l’accento sui nostri centri energetici, i Chakra, potrebbe essere utile affinchè l’allievo familiarizzi con i concetti di Prana, di Nadi e di come la nostra energia si distribuisce nel nostro corpo. 

I chakra principali sono 7 (Muladhara ,Svadhisthana, Manipura, Anahata, Visuddha, Ajna, Sahasrara) ed ognuno di loro, oltre ad avere caratteristiche specifiche, è associato a determinate emozioni, sensazioni, funzionalità mentali e spirituali. Lavorare sui diversi  chakra nella pratica, assumendo determinate posizioni ci permetterà di volta in volta di comprendere come, lavorando con determinate parti del corpo, si possano ‘massaggiare’ i nostri organi interni, migliorando la circolazione locale e quindi l’ossigenazione dell’organo in questione. 

- In una pratica che ci inviti alla moderazione e alla distribuzione armoniosa della nostra energia sarà poi utile, portare attenzione alle coppie di opposti. Tutta la pratica yogica d’altronde è una ricerca di equilibrio, cioè della giusta ‘via di mezzo tra due polarità’.  L’Hatha Yoga, cioè l’unione di Sole (Ha) e Luna (Tha), è uno dei percorsi per realizzare questa integrazione, risvegliando e armonizzando in sé proprio Sole e Luna.

Questi due elementi sono simboli universali di conoscenza (il Sole ci permette di vedere/apprendere durante il giorno, la Luna ci ‘illumina’ nelle tenebre), ma anche simboli di forza maschile e forza femminile, di azione e passività, di estroversione e introversione, cioè di tutti gli opposti attraverso i quali la vita si manifesta. 

Una pratica armoniosa si avvarrà pertanto di posizioni in cui viene dato spazio sia all’energia maschile che a quella femminile. Verranno pertanto proposte sia asana più ‘maschili’, che richiedono una certa forza e che sviluppano calore, risvegliano le energie, rivitalizzano il corpo e favoriscono l’estensione articolare e muscolare, sia asana più ‘femminili’, più statici, morbidi e lenti. Mantenere per più tempo una certa postura aiuta i legamenti ad ammorbidirsi, inoltre permette di sciogliere lentamente e senza sforzo eventuali tensioni.

Anche prestare particolare attenzione sulle forze che agiscono nel mantenere una posizione ‘comoda e stabile’, sul dispendio di energia di una parte del corpo a scapito di un’altra e cercare di armonizzare tali forze è di primaria importanza per una corretta esecuzione dell’asana. Nel sutra II, 47 Patanjali ci parla di ‘rilassamento nello sforzo’ e di ‘contemplazione dell’infinito’ come presupposti necessari affinchè l’asana possa divenire ‘stabile e comoda’. Nel momento della staticità di una posizione metterei pertanto l’accento sul fatto che occorre osservarsi, ridurre l’intensità, adattarsi, rilassando le parti che non servono per mantenere l’asana. Solo così possiamo anche capire dove si annidano le nostre resistenze e raggiungere quello stato di quiete che ci consente di entrare quasi in uno stato meditativo in cui la nozione di tempo e spazio scoloriscono. 

- Grande importanza per quanto riguarda la distribuzione della nostra energia riveste naturalmente il respiro. Varie tecniche di pranayama sono a disposizione dell’allievo per sperimentare l’incremento della propria energia interna o per evitare che vada a dissiparsi all’esterno. In questo caso specifico, proporrei una pratica di pranayama dolce:

Prana Mudra pranayama: un Mudra che ha a che fare con l’energia del nostro corpo è ‘Prana Mudra’. Questo Mudra va a stimolare il chakra della radice, il quale a sua volta risveglia e dà energia al corpo e a tutti gli organi. È direttamente collegato al cuore e allo spirito della persona. Per eseguirlo associato alla respirazione, occorre sedersi a terra, mantenere le gambe incrociate e  la schiena ben dritta. Tutto quello che occorre fare a questo punto è concentrarsi sul proprio respiro e semplicemente toccare il pollice con il mignolo e l’anulare, mentre il medio e l’indice devono restare tesi e dritti.

Può essere anche utile visualizzare delle radici che dal corpo penetrano nel terreno portando via tutta l’energia negativa. Quando ci si sente pronti si richiamano a noi queste radici che  porteranno nel nostro corpo l’energia positiva proveniente dalla terra.

- Infine per celebrare brahmacharya, un mantra che ci rammenta quale sia la principale fonte della nostra energia vitale: OM SOM SOMAYE NAMAHA ‘Siamo tutti connessi, l'universo respira attraverso il nostro corpo ininterrottamente.’


giovedì 1 maggio 2025

YOGA e ADOLESCENZA

Quando alcuni (pochi, dai!) decenni di anni fa iniziai a frequentare un corso di hatha yoga (allora avevo 12 anni) questa disciplina non era così diffusa e ancora più impensabile che potesse essere rivolta ad un pubblico di giovani. All'interno del mio gruppo fui subito considerata "la mascotte" e mi inserii comunque bene. I miei genitori assecondarono allora questa mia "strana" inclinazione con una certa sorpresa (e forse una celata preoccupazione!) constatandone però anche gli immediati benefici su di me, soprattutto a livello emotivo. Allora ero molto timida e lo yoga sembrava conferirmi una certa sicurezza e soprattutto calmava la mia mente iperattiva.
Devo ammettere che anche constatare la facilità con la quale entravo nelle posizioni anche più impegnative (a dispetto dei miei compagni "più vecchi" sic) mi faceva sentire bene, fisicamente prestante e più consapevole delle mie potenzialità.
Col senno di poi comprendo ancora meglio che le posizioni yoga riescono a favorire il radicamento e la stabilità, in particolare le posizioni di equilibrio sviluppano la capacità di trovare il proprio centro e di resistere alle oscillazioni, due peculiarità che fisiologicamente mancano nel momento delicato dell'adolescenza.